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martedì 23 gennaio 2018

Amuleti. La pietra di luna



Quando il nuovo anno inizia decisamente col botto.. in maniera del tutto inaspettata.
Troppe emozioni e troppi pensieri tutti insieme richiedono calma e concentrazione, accettazione del divenire, e quindi ci voleva una pietra. Ne sto collezionando diverse, mi affido alle loro vibrazioni per rimettere in equilibrio gli assetti precari e ne ho fatta arrivare una molto speciale da incastonare in un anello, tutto per me, per diventare il portafortuna dei portafortuna. La pietra di luna è l'amuleto più potente che una donna possa indossare, bellissima e attrattiva come il corpo astrale da cui riceve il nome...densa come la Via Lattea.

Dal momento che FINALMENTE mi sono riavvicinata alle pietre senza la preoccupazione di cosa realizzarci, a partire da questo post riprendo la mia vecchia rubrica "a proposito di pietre", ribattezzandola "Le pietra sanno..".

LE PIETRE SANNO...: 

PIETRA DI LUNA

Da sempre considerata una pietra sacra, questa gemma esalta le caratteristiche femminili, quali profonda intuizione, dolcezza e fertilità e le mixa con lo stemperamento delle emozioni eccessive, generando calma e chiarezza di pensiero. Aiuta ad aprire il proprio sé emotivo ed esprimersi liberamente. 

Apporta una grande energia  femminile, bilanciando i cicli ormonali interni con i ritmi della natura, sul corpo è utile per lenire i dolori mestruali e promuovere la fertilità nel momento della gravidanza, stimola il sistema immunitario e contrasta il gonfiore e la ritenzione idrica.
E' ideale per chi si trova spesso vittima delle proprie maree interiori e sbalzi d'umore, rendendo più forte e stabile la personalità di chi l'indossa. Indaga nel subconscio per sbloccare il nostro potenziale inespresso. Aiuta la creatività e gli artisti nel raggiungimento della massima espressione. Rappresenta la speranza e la purezza di spirito.

A livello energetico la pietra di luna è connessa con il secondo (sentimenti, emozioni) e il sesto chakra (terzo occhio, intuizione, introspezione), possiede la massima risonanza durante i cicli di luna piena, stemperando i sentimenti personali per portare limpidezza di pensiero. Da utilizzare con il granato per aumentarne il potere e con l'ametista durante la meditazione, per connettersi con i chakra superiori. Si ricarica sotto la luna piena o su una drusa di ametista.
E' uno dei portafortuna per eccellenza.

martedì 11 aprile 2017

L'esercito delle parole


Un anello perchè è un oggetto personalissimo, il monile per eccellenza, quello che va indossato su misura, che determina il nostro status, che a seconda del dito significa qualcosa di diverso. Io me l'ero fatto in un momento delicato, per sancire una sorta di matrimonio con me stessa ed augurarmi di restare sempre fedele, a me stessa appunto.
Poi è diventato un club ristretto quello dell'anello con la punzonatura, da regalare solo ad alcune persone per significare un concetto particolare, due o tre parole che volevano sentirsi addosso in quello specifico momento. Nel tempo è diventato inaspettatamente oggetto di attenzione, per me e le poche altre persone che lo indossano e così mi sono resa conto che ognuno ha il suo mantra e al posto di un tatuaggio lo si può trasporre su di un anello. Che ho chiamato "Dimmi due parole" (ma anche tre), e da quando è ordinabile in negozio, quindi da poco, è già stato replicato tante volte con tante parole diverse, per tante donne. Per me il linguaggio è sempre stato un terreno elettivo, ora che lo posso anche forgiare in senso materiale è bellissimo!





giovedì 29 dicembre 2016

Bubbles

Altri pezzi con elementi in stagno colato... per quanto ci si sforzi non ne verranno mai due uguali, ed è anche il bello del fatto a mano!




martedì 20 dicembre 2016

Argento e luce



Ho approfittato del Natale per fare piccole cose semplici da regalare, ma d'effetto. Ottone e perline d'argento saldate per un bracciale e un anello. Bellissimi e luminosi.




martedì 22 novembre 2016

Anelli e minerali



In vista di qualcosa di molto importante per me, ho deciso di creare una collezione invernale molto coerente, che valorizzi cose semplici ma meravigliose, come i minerali grezzi. Eh sì, salvo rifacimenti di pezzi su ordinazione, quest'inverno vedrete solo quelli. Inizio da un genere che realizzo di rado, ovvero gli anelli e riparto da qui per arricchire il mio catalogo laddove è più carente, perchè con una collana, si sa, vinco facile ^_^



Costruire questa linea non è stato banale, nel rispetto della bella aragonite che campeggia sul castone in alluminio e della linea del castone stesso, che richiedeva una base piatta, non esattamente l'ideale per un anello che di solito è rotondo. Beh, la mia base in ottone alla fine mi soddisfa appieno, armonizzando le geometrie e costituendo un saldo appoggio per questa bella pietra, che mi ha colpito in particolare per la tranquillità cromatica e per le originali ramificazioni coralline.


martedì 19 luglio 2016

Tutta la storia in un anello



Corsi e ricorsi artigianali.... E' arcinoto che il turchese sia la mia pietra del cuore insieme all'ametista, nonchè il colore più bello del creato. Questo pezzo qui ha una lunga storia però, lunga come Temporary Lab. Raccontavo qualche post fa, delle spese compulsive e talvolta inutili fatte agli esordi della mia passione per i bijoux fai-da-te e di quante volte io mi imbatta in componenti che non ricordavo di avere e che ho escluso immediatamente dall'idea di "quel che mi piace produrre". Ecco, questo turchese, grande e meraviglioso, fa parte della primissima tranche di acquisti, ma a differenza di altre cose, è stato volutissimo. L'avevo comprato insieme ad una base per anello in argento con castone, per la serie mi piace vincere facile, e con un po' di colla il gioco è stato presto fatto. Purtroppo tutto quel che riguarda la colla non è per sempre, e meno male in fondo. Perchè quell'anello l'ho messo via subito, appena mi sono resa conto che la componentistica amo farla con le mie mani e infatti dopo un paio d'anni la pietra si è scollata ed è tornata libera. Tutta presa dalle altre cose mi sono ripromessa che prima o poi l'avrei rimontata sì, ma a modo mio. E infatti è passato del tempo, ma finalmente l'ho ripresa e incastonata su una base di alluminio. Credo che stavolta sia a prova di colla e spero sia per sempre, lo considero un bellissimo regalo per me sola, incedibile, invendibile, personalissimo, la metafora di un'evoluzione. Panta rei.




mercoledì 1 giugno 2016

Metal clay, la prima volta





Non c’è nulla di più emozionante delle prime volte. È un misto di dubbio e aspettativa, meraviglia alla fine. Ho corteggiato per parecchio tempo l’idea di provare la metal clay, per dare un tocco più 3D alle cose che costruisco, che vuoi forgiate in fold forming, arricciate, vuoi arrotolate, son pur sempre fatte a partire da lastre piatte, e questo senso del “flat” permane anche a prodotto finito. Cercavo qualcosa che somigliasse, in grande, alla forgiatura delle perline d’argento e sapevo che la metal clay avrebbe potuto regalare qualche soddisfazione in più, in termini di finitura e abbellimento. 

Si tratta di un prodotto che come al solito si sono inventati i giapponesi. Sono paste che contengono una grande quantità di polveri metalliche, argento, oro, bronzo e rame e una parte argillosa, che a seguito di una cottura si disperde e lascia solo la parte metallica, che diventa solida, esattamente come un metallo colato in uno stampo ad altissime temperature e lasciato raffreddare. Il plus sta nel fatto che non abbiamo bisogno di una fonderia per ottenere il metallo finito, ma con qualche accorgimento possiamo farlo comodamente a casa, persino usando i fornelli.
Il “difetto” della materia prima è che risulta molto cara, per questo da neofita ho voluto provare il rame, pur avendo acquistato anche l’argento, ma per il primo esperimento non ho voluto rischiarmelo. Con 50 grammi di pasta di rame si possono fare parecchie cose al costo medio di 17 euro, l’argento è cosa completamente diversa, attestandosi sui 20 euro per 7 grammi, ho già detto tutto!

Munita di manuale (in inglese), ho studiato e messo alla prova la mia ormai solida base metallurgica, che mi ha sicuramente evitato il noto terrore delle cotture. Tutto molto simile ad un processo di saldatura, dal momento che ho voluto provare una cottura a fornello, ma non troppo convinta del risultato, ho virato sul mio cannello che non delude mai. 

Ma andiamo per ordine. Con della pasta polimerica (FIMO Air, che asciuga appunto all’aria) ho costruito uno stampo, nel quale avrei poi traslato la pasta di rame. Per questa operazione ho usato un teschio di metallo non troppo grande, partendo dal presupposto che la pasta in cottura si riduce del 10% circa, perciò avrei ricavato un piccolo teschio della misura di un cabochon per anello. Ho preso un po’ di pasta dopo essermi unta leggermente le mani con un olio profumato e aver unto quindi anche la porzione di pasta da lavorare, e ho plasmato una pallina che sono andata a schiacciare nello stampo. La parte in eccedenza che è rimasta fuori mi è servita per estrarre il calco, che ho rifilato con il taglierino. Dopodiché la pasta rimasta l’ho rimessa a posto per un secondo utilizzo (le metalclay sono a base acqua, se si seccano basta spazzolarle con un pennello bagnato e rilavorarle con le dita leggermente unte, altrimenti la polvere di metallo resta sulle mani e soprattutto nel caso dell’argento, non vogliamo certamente buttarlo nel lavandino!)


Al centro degli occhi del mio teschio ho scavato con l’ago di un pennello due fori abbastanza larghi da contenere due Cubic Zirconia da 4 mm ciascuno e li ho inseriti in sede abbastanza in profondità da essere sicura che non scappassero fuori. I Cubic Zirconia sono quanto di più simile esista ad un diamante per bigiotteria, diciamo un lontano parente molto somigliante :) . Sono sintetiche, quindi resistono ad alte temperature, ma non bisogna usarne di troppo grandi se si vogliono cuocere, perché possono rompersi. 4 o 5 mm è il massimo consentito, ma poi chi può dirlo, a me piace un sacco rompere le pietre…

Ho posto delicatamente il calco sulla griglia per cuocere il pezzo e l’ho phonato per una decina di minuti essendo piuttosto grande (cose facili io mai eh?), prestando attenzione che prendesse aria anche nella parte inferiore.
Quando il pezzo è risultato asciutto l’ho cotto, prima sul fornello. Dopo un minuto circa il pezzo ha iniziato a fare fumo, liberandosi dalle argille che lo compongono e ho prolungato la cottura di una decina di minuti. Ma non convintissima del risultato, come anticipato, l’ho ricotto per due o tre minuti col cannello (dopo averlo tuffato in acqua). Poi ho spazzolato col Dremel, limato le parti in eccedenza e saldato il mio teschio ad una fascia di ottone, decappato, rispazzolato ed eccolo il mio anello, con gli zirconi che hanno resistito a due cotture e una saldatura, nonché all’acidità del decapaggio.


Una nota estetica: non amando molto i teschi ho cercato un effetto colore che combinasse tonalità più dolci del classico metallo annerito, per renderlo più compatibile ad una mano femminile e soprattutto mantenere qualcosa del mio stile artigianale, perché gli stampi di pezzi industriali, si sa, creano qualcosa di fortemente omologato.  Quello che si può fare la prossima volta è creare stampi personalizzati oppure modellare a mano, in modo da ottenere un oggetto irripetibile, come piace alla sottoscritta. E soprattutto…usare l’argento :D





mercoledì 16 marzo 2016

Hic sunt leones. Anelli e belle storie






Oggi voglio raccontarvi una bella storia. Di coraggio, di amicizia, di generosità. Silvia mi ha comunicato a dicembre che sarebbe partita da sola per un viaggio molto avventuroso, in un periodo non bello per lei, ma che le lasciava comunque l’energia e la voglia di reagire alle intemperie della vita. Questo è il coraggio. 

Per un momento ho pensato che la cosa in sé fosse difficile da gestire in un momento di complessità, ma trattandosi di una persona che stimo, positiva, solare, volitiva e leale, ho voluto accompagnarla con  un pezzetto delle mie idee e un amuleto, perché volevo darle un abbraccio e un incoraggiamento per il suo meraviglioso progetto. Perciò le ho forgiato un anello con incisioni come il mio, e la cosa interessante è che l’avevo già deciso quando una sera lei, vedendomelo al dito, mi ha detto che le piaceva molto. Ho confessato tra i sorrisi e in tutta fretta il giorno dopo ho forgiato l’anello, facendo un gran rumore. E mentre ci scambiavamo messaggi, perché lei vive al piano di sotto, mi ha detto di essersi emozionata mentre ascoltava le martellate e tutto il resto. Ed io mi sono emozionata a mia volta. Ecco, questa è l’amicizia. 

Silvia è partita i primi di gennaio per un viaggio di volontariato non convenzionale, workshop fotografici a Victoria Falls, in Zimbabwe, alternati a sessioni di recupero dei leoni salvati in riserva che vengono assistiti in semi cattività per essere nelle generazioni successive reintrodotti in natura da un associazione che si occupa della gestione di un’area adiacente allo Zambesi National Park , dove lei ha effettuato anche rilevazioni inerenti la fauna locale ed interventi a supporto della popolazione del luogo. Ho visto foto con le iene, ma anche con aquile marine pronte per immergersi nel blu del cielo immenso africano….uuuuuuhhhh. Ecco, questa è la generosità. 

Ho il grandissimo piacere di dare spazio ad alcuni dei suoi scatti, che trovo bellissimi e che pubblicherei tutti, perché lasciano trasparire l’emozione che deve averla attraversata durante questa bella esperienza di viaggio e di vita.

Tornando all’amuleto, cosa abbiamo inciso sull’anello? Hic sunt leones, naturalmente ^_^ .

Ps: per approfondimenti sul viaggio di Silvia visitate i siti di Goeco, African Impact e Lion Alert… di grandissima ispirazione per chi volesse fare quest'esperienza.




martedì 1 dicembre 2015

Un talismano


Un anello che ho forgiato per me, per esorcizzare quello che sapevo sarebbe stato un periodo faticoso. Il tipo di monile basico che amo, io che non indosso quasi nulla. Semper fidelis, come un mantra, come un talismano. Pare che stia funzionando! :D